giovedì 9 maggio 2013

Seguire la mia strada

Man mano che si avvicina il 25 Maggio, data che, come chi mi conosce sa, ha cambiato la mia vita per sempre, le mie riflessioni si fanno più personali e di questo chiedo scusa.
Ma spero che la mia esperienza possa essere di aiuto e di conforto a qualcuno di quelli che mi leggono.

Quando, improvvisamente, una tempesta si abbatte con violenza nella nostra vita demolendo sicurezze e abitudini ormai consolidate, abbiamo due alternative riguardo a cosa focalizzare la nostra attenzione.

Possiamo guardare al peggio, a ciò che ci è successo, al dolore che proviamo, alla rabbia, al rammarico, al rimpianto.

Oppure possiamo decidere di focalizzarci sul meglio di noi: la nostra forza, il nostro coraggio, la voglia di onorare ciò (nel mio caso chi) che abbiamo perso attraverso la nostra vita.

Se segui la seconda strada, non è che non soffri, non è che sei contento di quello che è accaduto, ma lo guardi come uno stimolo ad andare avanti, a seguire la tua strada.

E scopri che l'Amore che hai ricevuto, la forza che ti dà, l'attitudine alla serenità che ti ha permesso di allenare, sono lì al tuo fianco.

E scopri che sono alleati preziosi in quei momenti di sconforto che ti trovi a sperimentare.

E allora sai che hai la tua strada da seguire, con il meglio di te che ti accompagna, e decidi di guardare quel meglio, di nutrirlo , di farlo crescere, per rendere la tua vita la migliore possibile nonostante tutto.

E la vita risponde e ti asseconda e migliora con te.


Questa, almeno, è la mia esperienza.

stradadelperdono

 

Cento passi

"Cento passi, cento passi ci sono da casa nostra.
Vivi nella stessa strada, bevi nello stesso caffè alla
fine ti sembrano come te...".
I cento passi sono quelli che dividevano la casa di Peppino Impastato da quella del boss Badalamenti, mandante del suo brutale omicidio avvenuto alle prime ore del 9 Maggio 1978.
Avevo 19 anni, allora, ed ho pianto. E piango anche adesso a pensarci.
Ma, allora, piangevo di rabbia, oggi di gratitudine.
Perchè Peppino Impastato ha gettato un seme nel cuore di tante persone, me compreso.
E mi piace pensare che, in qualche diversa dimensione, Peppino Impastato e mia figlia Anna
sono abbracciati a piangere di gratitudine con me.

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mercoledì 8 maggio 2013

Determinazione ed aspettativa

C'è una linea sottile tra desiderare con determinazione e desiderare con aspettativa, secondo me, ma una linea sottile che fa la differenza.

Desiderare con aspettativa è quasi "pretendere" che l'Universo realizzi ciò che desideriamo.

Desiderare con determinazione è, viceversa, essere disposti a darsi tutto il tempo ed il lavoro necessario per realizzare un desiderio.

La prima è legata ad una emozione di bisogno che è quella che trasmettiamo all'Universo, la seconda ad una piena fiducia nelle proprie capacità di realizzare il proprio desiderio, prima o poi.

Se il desiderio ritarda ad arrivare, l'aspettativa si affievolisce e si trasforma pian piano in frustrazione, mentre la determinazione si rinforza e ci dà il carburante per proseguire nel suo perseguimento.

Scelgo dunque di esprimere i miei desideri con determinazione e senza aspettativa.

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Potere della gratitudine

Quando lascio che la gratitudine scorra delicatamente nel mio corpo, mi accorgo di avere tante cose belle accanto a me.

E un sorriso è calore, un abbraccio è fusione, un estraneo è un fratello.

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La chiave

Ci sono delle cose materiali, degli eventi, delle persone che abbiamo aspettato con ansia nella nostra vita e che, una volta arrivate, non hanno provocato in noi quella gioia che ci saremmo aspettati.

Ci sono, viceversa, cose, eventi e persone, apparentemente di poca importanza che hanno riempito il nostro cuore di gioia.

Cos'è che fa la differenza in questi casi?
Secondo me, la differenza la fa il nostro vero io.

Spesso ciò che ci sembra di desiderare tanto non è ciò che il nostro vero io desidera davvero.

E' ciò che desiderano gli altri per noi, è ciò che ci fa sentire a posto nei confronti degli altri, è ciò che ci sembra di meritarci.

Ascoltare i desideri ed i sogni del nostro vero io è un compito impegnativo, a volte, bombardati come siamo da stimoli che provengono da fuori di noi.
Ma è un compito che ci meritiamo di prenderci e di realizzare.

Perché è la chiave che apre la porta che ci conduce alla serenità ed alla pace interiore.

Questo, almeno, secondo me.
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giovedì 2 maggio 2013

Comprendere

Comprendere significa rispettare l'opinione dell'altro, accettare la sua diversità, essere dalla sua parte, donargli la propria presenza, la propria attenzione, senza giudizio.


Perché l'altro non ha bisogno del nostro giudizio, ma di averci al proprio fianco, mentre cerca di capire qualcosa, o di fare una sua esperienza di vita.


Questo, almeno, secondo me.


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Diamo amore a noi stessi e tutto si metterà in ordine

A volte sarebbe sufficiente dare amore a noi stessi per mettere in ordine le cose.

Trattarci come trattiamo le persone che amiamo, con la stessa gentilezza e con la stessa sollecitudine.

Comprenderci come comprendiamo le persone che amiamo, con la stessa pazienza e la stessa apertura.

Coccolarci come coccoliamo le persone che amiamo, con la stessa tenerezza e lo stesso calore.

Curarci come curiamo le persone che amiamo, con la stessa attenzione e la stessa coscienza.

Non mi dire che è difficile: con gli altri già lo fai!

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